Lunedì 9 marzo Sacmi ha inviato a tutti i dipendenti del gruppo che utilizzano lo smart working una email con cui ha comunicato unilateralmente la riduzione dello strumento da due giornate settimanali a una giornata settimanale, prevedendo inoltre la retroattività della modifica a partire dal mese di gennaio, per un massimo di 50 giornate annue. Una decisione che ha generato forti malumori tra le lavoratrici e i lavoratori interessati.
Fim, Fiom e Uilm e Rsu sono intervenute immediatamente chiedendo un incontro urgente alla direzione della cooperativa, contestando il metodo utilizzato. Una modifica di questo tipo, infatti, avrebbe dovuto essere preceduta da un confronto preventivo con le rappresentanze dei lavoratori, come previsto dal contratto nazionale.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il fatto che la mail non è stata inviata soltanto ai dipendenti della cooperativa Sacmi, ma anche a quelli delle varie società consociate che il gruppo detiene sul territorio nazionale, determinando uno stato di agitazione tra i dipendenti non solo nel territorio di Imola.
Nella giornata di venerdì 13 marzo si è svolto un incontro presso la sede Sacmi di Imola. Fim, Fiom e Uilm hanno comunicato all’azienda di avere ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori il mandato per lo stato di agitazione nelle assemblee che si sono svolte nei giorni scorsi, ribadendo la disponibilità al confronto per individuare una soluzione condivisa e arrivare ad un accordo sindacale.
Lo smart working in Sacmi non è attualmente regolato da un accordo sindacale, ma da un regolamento interno gestito direttamente dalla cooperativa, ed è stato utilizzato negli ultimi sei anni con le stesse modalità.
Nei prossimi giorni si svolgeranno assemblee sindacali sia in Sacmi Imola sia nelle società consociate del gruppo. Fim, Fiom e Uilm non escludono azioni di mobilitazione al fine di chiedere all’azienda di rivedere la decisione presa.
“Auspichiamo che da parte dell’azienda arrivi rapidamente un ripensamento”, dichiara Antonino Liuzza della FIM CISL Area Metropolitana Bolognese. “Diversamente, saremo costretti a dare seguito al mandato ricevuto dalle lavoratrici e dai lavoratori per l’attivazione dello stato di agitazione. L’obiettivo rimane quello di riaprire un confronto vero per rimodulare lo strumento dello smart working e arrivare finalmente a una sua regolamentazione condivisa, come già avvenuto durante il periodo pandemico, quando proprio grazie a questo strumento si è garantita la continuità produttiva e si è contribuito a mandare avanti il Paese”.