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Aziende sanit.Bo è ancora emergenza personale


Pubblicato il: 29 Marzo 2024
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Analisi Cisl Fp “Aziende sanitarie bolognesi è ancora emergenza personale”
Tornare ai numeri pre-pandemici è obiettivo insostenibile, studiare nuove forme di attrazione per il territorio e rivedere gestione del personale ingessata

Ancora preoccupazione sul fronte del personale nelle aziende sanitarie locali a seguito di una ricognizione svolta dalla Cisl Fp Area metropolitana bolognese.

Se è confermato l’obiettivo che comunicano le Aziende Sanitarie, ovvero quello di tornare ai numeri di personale pre-pandemia, significherebbe rinunciare nei prossimi mesi o anni nelle aziende sanitarie dell’area metropolitana a 500 infermieri, 450 operatori socio-sanitari e 100 professionisti sanitari di area non infermieristica, ovvero tecnici di radiologia, tecnici della prevenzione, fisioterapisti, ostetriche. Senza contare il dato già drammatico del personale amministrativo e tecnico, per i quali già oggi mancano all’appello più di 200 unità di personale.

“Si tratta di uno scenario non sostenibile – commenta il segretario generale Cisl Fp Area metropolitana bolognese, Stefano Franceschelli – per la sanità pubblica del territorio, che contestiamo fermamente in un momento in cui, invece, sulla carta si prevedono aperture di nuovi servizi, come i CAU, un piano straordinario di recupero liste di attesa, che coinvolge più aree specialistiche e ambulatoriali, e l’attuazione dei progetti legati al PNRR. Stando così le cose qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di dire quali servizi si tagliano perchè senza il personale non si realizzano questi obiettivi”.

“Questo dato si aggiunge, poi, al fenomeno che riscontriamo nelle procedure concorsuali del territorio – prosegeu Franceschelli – alle quali partecipano sempre meno lavoratori con il risultato che molte graduatorie sono state ‘esaurite’ prima della scadenza naturale costringendo all’emissione di nuovi bandi di concorso. Da questo punto di vista va fatta una seria riflessione anche sull’attrattività del nostro territorio, nel quale è sempre più difficile trovare una condizione che consenta un progetto di vita a medio/lungo termine, e delle nostre aziende sanitarie che da un lato esprimono eccellenze nazionali dal punto di vista delle cure, ma che risentono di ancora troppe rigidità nella gestione del personale per quanto riguarda ad esempio le mobilità interne e le assegnazioni nelle sedi territoriali, fattori che inducono molti professionisti a non scegliere Bologna come sede lavorativa”.

“Pensiamo inoltre – conclude Franceschelli – che questo territorio abbia le competenze e le professionalità per proporre misure innovative di valorizzazione del personale, come ad esempio quello del welfare aziendale, tema su cui la Cisl Fp insiste da sempre, a patto che nasca da una seria lettura dei bisogni dei lavoratori nelle aziende e non si riduca a provvedimenti ‘spot’ come il nido aziendale, misura utile ma rivolta ad una platea limitata di persone e di bisogni dei professionisti”.


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