Tasso di occupazione in crescita nel 2025, nella provincia di Bologna, ma persiste un marcato divario di genere, è quello che emerge dal dossier “Mercato del lavoro in ottica di genere” del Dipartimento Politiche del Mercato del Lavoro e del Coordinamento Politiche di genere Cisl Emilia Romagna con un focus sulla provincia di Bologna.
Il tasso di occupazione (20-64 anni) registra: maschi 84.1%, donne 75,4% con un divario di quasi il 9%, che diventa il 12% nella fascia 25-34 anni e 10,6% nella fascia 45-54 anni. Aumentano dello 0,8% i maschi e del 4,7% le donne rispetto al 2024. Il tasso di disoccupazione (20-64 anni) è: maschi 3,3%, donne 3%, dato migliore rispetto al regionale che registra 3,6% per i maschi e 4,6% per le donne. Molto critico è invece il tasso di inattività (20-64 anni) dove abbiamo maschi 19,1%, donne 27,7% con un divario di quasi 8,6%.
Preoccupano anche le differenze, sempre nel 2025, che persistono nelle nuove assunzioni (20-64 anni), sempre più part time, assunzioni a tempo determinato e trasformazione a tempo parziale per le donne. Per quanto riguarda tasso assunzione part time: maschi 41,5%, donne 58,5% con una differenza a favore delle donne pari al 17%, tasso assunzioni tempo indeterminato (20-64 anni): maschi 25,8%, donne 20,4% con un divario pari al 5,4%, tasso assunzioni a tempo determinato maschi 74,2%, donne 79,6% con una differenza a favore delle donne pari al 5,4%. Consistente anche il divario a proposito del tasso di trasformazione a tempo parziale, pari al 25,6%, 62,8% per le donne e 37,2% per i maschi, così come sussiste un divario nel tasso di trasformazione a tempo indeterminato pari a 11,6%, 55.8% per i maschi e 44,2% per le donne.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro in ottica di genere delle laureate e dei laureati all’Università di Bologna (rilevazione 2025), già dal primo anno dopo la laurea (3+2), permangono enormi differenze di genere. Seppure le donne abbiano un maggior successo nel percorso di studi, occupazione e retribuzioni successive non trovano adeguate rispondenze. I numeri delle laureate sono in larga misura maggiori donne 4.508 contro uomini 3.685 (+22,3%), così come migliore è la media del voto di laurea 108,7 per le donne contro 107,1 e maggiore è la specializzazione: master universitario di primo livello 4,8% donne, 3,3% uomini, master universitario di secondo livello 4,1% donne, 3,3% uomini. Il tasso di occupazione risulta però ancora troppo sfavorevole 84,2% per gli uomini e 79% per le donne (+5,2%). Svantaggiosa anche l’entrata nel mondo del lavoro: assunzioni tempo indeterminato 32,7% uomini contro 24,7% donne (+8%), assunzioni a tempo determinato 19,6% uomini contro 28% donne (+8,4%), diffusione del part time 9,3% uomini contro 19,5% donne(+10,2%), diffusione del part time involontario 6% uomini contro 13% donne (+7%). Divario consistente persiste anche sulla retribuzione mensile, 1.634 euro per gli uomini e 1.400 euro per le donne (+234 euro).
“Seppur la nostra provincia – dichiara Anna Morelli segretaria confederale Cisl Area metropolitana bolognese- vanti dati migliori rispetto alla media nazionale non possiamo assolutamente sottovalutare questi numeri che parlano di un divario di genere largamente diffuso nell’occupazione, nella formazione e nelle retribuzioni. Se in generale vogliamo più innovazione e più crescita, è necessario smettere di trattare il lavoro delle donne come di secondo grado e soprattutto non si può ancora chiedere alle donne di scegliere, come troppo spesso accade, tra lavoro e maternità, tra occupazione e vita. Ora più che mai occorre pensare a una società dove conciliazione vera tra vita e lavoro, servizi adeguati, partecipazione, responsabilità condivisa e trasparenza salariale siano le basi per un nuovo sviluppo”.