Stato di agitazione sindacale in Philip Morris: diritti in fumo?
Fumata nera dopo mesi di trattative. Sindacati allarmati per il futuro del sito di Bologna: organico insufficiente, carichi di lavoro insostenibili e investimenti a rischio.
Proclamate 16 ore di sciopero e indetta un’assemblea pubblica.
Mesi di negoziati e nessun accordo. Le Segreterie territoriali di FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL, insieme alle RSU, annunciano l’apertura dello stato di agitazione sindacale per i lavoratori e le lavoratrici della Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna. La decisione matura a seguito dell’ennesimo stallo nelle trattative, aggravato dalle tattiche dilatorie messe in atto dall’azienda per trascinare la discussione a ridosso della pausa estiva, venendo meno all’impegno di chiudere l’intesa in tempi rapidi.
Al centro della vertenza c’è un cortocircuito che mette a rischio sia i diritti attuali dei lavoratori sia le prospettive future dello stabilimento bolognese, un polo industriale strategico che senza adeguate scelte organizzative potrebbe rischiare il declino.
Carichi di lavoro insostenibili e precarietà
Il confronto sindacale è naufragato su punti fondamentali per la vita della fabbrica:
• Organici e precarietà: l’organico attuale risulta, oggi, insufficiente a coprire i fabbisogni produttivi. L’abuso ciclico della precarietà impedisce una formazione adeguata del personale, compromettendo l’efficienza produttiva e aggravando i carichi di lavoro.
• Salute e sicurezza: i carichi di lavoro risultano fortemente sbilanciati e insostenibili in diversi reparti di produzione e in alcune aree impiegatizie, generando pesanti criticità operative e rischi per il benessere psicofisico.
• Agibilità sindacali: l’azienda nega alle RSU, e alle Organizzazioni Sindacali, strumenti moderni di comunicazione, come la bacheca virtuale, limitando il diritto di interloquire efficacemente con i lavoratori. Tali strumenti erano riconosciuti e agibili fino a pochi anni fa.
Il futuro del sito bolognese potrebbe essere a rischio
La preoccupazione più grande riguarda la tenuta industriale dello stabilimento. La fabbrica esprime un altissimo potenziale tecnologico che non viene sfruttato a causa delle inefficienze organizzative e della carenza di personale.
Invece di crescere, i volumi produttivi si stanno riducendo, e non per flessioni di mercato. Il segnale più inquietante è la recente perdita della priorità sul progetto “Nil” per i prodotti orali: un investimento cruciale per il rilancio di Bologna, presentato ai Sindacati, anche Nazionali, solo poche settimane fa e già dirottato dall’azienda verso siti esteri. Questa “concorrenza interna” dei siti europei rischia di tradursi in un progressivo disimpegno della multinazionale in Italia, con pesanti ricadute occupazionali.
Mobilitazione: Assemblea Pubblica e 16 ore di sciopero
Per rispondere a questa situazione e difendere il futuro industriale del territorio, i sindacati avviano un percorso di mobilitazione straordinario che coinvolgerà l’intera cittadinanza, le istituzioni e i mass media:
• ASSEMBLEA PUBBLICA: Aperta ai cittadini, alle lavoratrici, ai lavoratori e agli organi di informazione; si terrà il giorno mercoledì 24 giugno 2026 dalle ore 10:00 alle ore 13:00 presso le adiacenze esterne del sito di PMI, in Via Giacomo Venturi 2 a Crespellano (Valsamoggia).
• PACCHETTO DI SCIOPERO: Verranno proclamate 16 ore di sciopero complessive, le cui modalità di articolazione tra i vari turni verranno dettagliate e comunicate nei prossimi giorni.
“L’azienda deve invertire la rotta immediatamente. Una multinazionale non è fatta solo di marchi e tecnologie, ma vive del lavoro quotidiano delle persone”, sottolineano FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL. “Non assisteremo in silenzio allo svuotamento industriale di questo sito”.
Non lasceremo che i nostri sacrifici e il nostro lavoro vada in fumo!!!